lunedì 17 settembre 2007

Simpsonize yourself



Yep people, it's me! Simpsonize yourself too!


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Be Yellow!

mercoledì 22 agosto 2007

"Dall'altra parte dell'orologio"

"Le 5:00 del pomeriggio..." fu la prima cosa che pensò Vicky osservando il suo orologio riportare l'ora giusta per la prima volta da molto tempo "che ci sia una sala da té qui in giro?"

Ma molto prima ci fu un altro pensiero che attraversò la mente della nostra Victoria Hallam "Oh, cazzo!". Reazione compresibilissima, anche se detta da un inglese, quando praticamente voltandosi ad osservare la propria stanza scoprì che di suo non c'era proprio niente. La stanza era priva del letto a due piazze con sopra l'adorato copriletto in tinta rosa pastello, privo del mega-armadio ricolmo di tutti i suoi vestiti alla moda, e peggio di ogni altra cosa non c'erano le sue scarpe! Svanite, tutte! Al loro posto c'era uno squallido materasso poggiato a terra ricoperto con un piumone di un azzurro spento e scuro, di armadi nemmeno l'ombra ma in un angolo erano ammucchiati diversi vestiti chiaramente maschili, e poi una sfilza di roba dall'aria tecnologica ma per nulla familiare. Insomma era da tutt'altra parte.

Ora dunque capite il perché di quel pensiero, capite cose debba aver provato a trovarsi in un luogo completamente alieno di propretà di un certo Silbot come citava una scritta su uno dei tanti aggeggi elettronici. Ma dopo quell'iniziale momento di panico, Vicky ritornò alla sua flemmatica britannicità chiedendosi se magari c'era una sala da té dove servirsi visto che era proprio il momento e decisamente l'ora adatta per un bel té con latte accompagnato da sandwich ai cetrioli o da amaretti.

Fu così che si avventurò fuori dopo aver preso in prestito da questo fantomatico Silbot uno dei suoi maglioni, di che materiale forse è meglio non indagare, dal colore nero, praticamente l'unico presente. Scese i quattro piani grazie ad un bizzarro ascensore che condivise con certe tipe strane con capelli dai colori improbabili e trucco brillantinoso. Uscita dall'edificio lo spettacolo che le si parò davanti era quella di una cittadina irlandese vecchio stile in cui la supertecnologia aveva incontrato il vecchio e tutto questo, incredibilmente, non stonava nemmeno un po'. L'aspetto, dunque, di questo nuovo mondo era un miscuglio di familiare ed alieno che sembrò lasciarla prima sorpresa poi inglesamente indifferente mentre si muoveva per le vie popolate da creature con strani vestiti, strane acconciature, e tante altre cose per lei strane che ancora non aveva notato, alla ricerca di una sala da té.

Ora, voi probabilmente al posto di Vicky sareste spaventati e disperati o magari curiosi di esplorare questo mondo alieno, non ve ne andreste di certo a cercare una sala da té tirandovi dietro il vostro orologio swatch da muro. Al diavolo il té, direste. Ma non siete voi i protagonisti di questa storia, la protagonista invece è la nostra Vicky che osserva senza nessun ombra di perplessità la "Arthur Dent' Room Tea". Anzi sembra aver ritrovato un legame, anche se assurdo e tenue, con quella che è casa sua.

L'interno della sala da té era accogliente e carino, in perfetto stile british. Victoria si inoltra nel locale e si porta ad un tavolino libero che da su un giardino interno con alberi ancora più strani delle capigliature degli altri avventori. Siede composta sulla sedia e si separa finalmente dall'orologio che l'ha condotta fino a lì posandolo su una sedia accanto. Poi si concede il primo rilassante sorriso da quando si trova ovunque-si-chiami-il-posto-in-cui-si-trova-adesso dopo che ha terminato di ordinare tramite il computerino celato sotto il tavolino e spuntato a proposito proprio appena si è seduta. Il servizio da té completo con tanto di vassoio dei sandwich e degli amaretti le viene materializzato praticamente davanti agli occhi. Occhi che sembrano quasi commuoversi davanti ad un simile spettacolo.

Si versa il latte. Poi il té. Aggiunge le zollette di zucchero. E gira. Sorseggia lentamente. Da un morsettino ad uno dei sandwich. Sorseggia ancora. Sorride. Finalmente in pace con se stessa. Finalmente in paradiso. Almeno finché un'ombra nera non le si siede accanto senza neanche chiedere il permesso, senza neanche avere l'accortezza di farsi notare prima. Osserva allora la figura di questo tizio piuttosto alto, piuttosto ben messo a corporatura, piuttosto carino con i capelli neri, gli occhi viola e le orecchie a punta.

"Stop un attimo!" si dice Vicky poco prima di strabuzzare gli occhi ed osservare meglio il tizio di fronte a sé "Oddio! Chi è questo... il cugino di Spock?" e resta imbambolata ad osservarlo fregarsi un sandwich ai cetriolini.

"Quel maglione è mio... ma tu non sembri mia, non ancora" dice semplicemente una volta finito il primo sandwich. Perché poi se ne frega altri, mica è scemo.

Vicky resta a guardare imbambolata il vulcan, elfo o quello che è. "Silbot?" è l'unica cosa che riesce a dire.

Il vulcan-elfo-o-quello-che-è si limita a rispondere "E chi altri, dolcezza?!" mentre finisce il terzo sandwich e senza fare nessun complimento.

"Parente di Spock?" chiede la ragazza tanto per fare conversazione.

"Non mi confondere con certa gentaglia, dolcezza" risponde il vulcan-elfo-o-quello-che-è quasi offeso "Tutta quella merda sulla meditazione ed il controllo delle emozioni non fa per me".

Victoria annuisce concorde e rimane a bere il suo té in compagnia di Silbot.

Questo delirio è dedicato al té con latte che prendevo, prendo e prenderò... quando mi va.

domenica 19 agosto 2007

"L'orologio guasto"

Tic, tac. Tic, tac. L'orologio swatch da muro, una moda degli ultimi anni '90, aveva ormai solo la cassa appesa al muro della stanza. Il cinturino, troppo ingombrate, riposava nella su confezione. Tic, tac. Tic, tac. La lancetta dei secondi si muove lungo il suo circolare percorso, un po' come la vita. Nasce e muore alle 12, ogni volta impegando 60 scatti precisi. 60 secondi è la durata della vita di una lancetta dei secondi. Tic, tac. Tic... ed è qui, ora, che qualcosa cambia. La lancetta si è fermata, ha rotto la sua routine giornaliera ed ora è ferma. ...tac. Ha ripreso ma.. ma è tornata indietro. Tic, tac. Ancora ed ancora poi riprende ad andare avanti. Tic, tac. Ma lei, lei ha prolungato la sua vita. Tre scatti in più ed ora tutto sembra cambiare. Tic, tac. Tic, tac.

Victoria però sembra non essersi accorta del grande sconvolgimento che è avvenuto nella monotona vita della lancetta dei secondi. No, Vicky è troppo preoccupata di trovare il vestito giusto da abbinare al suo nuovo smalto per far colpo su Benjamin, l'idiota di turno con cui sta uscendo in questo periodo.

Il tempo passa. Tic, tac. Secondi. Tic, Tac. Minuti. Tic, tac. Ore. Tic, Tac. Giorni. Tic, Tac. E quella piccola lancetta poco alla volta si dona da solo qualche scatto di vita in più. Uno, due, tre. Tic... Ed è diventato ormai impossibile non notarlo.. soprattutto quando segna le 9:23 eppure fuori l'aba sta appena spuntando. Vicky reagisce sbuffando, troppo pigra per vedere cosa c'è che non va lascia che l'orologio segni l'ora che preferisce e i due continuano dunque a vivere due vite separate. Mentre Vicky ammira il tramonto al di fuori della finestra della sua camera l'orologio segnala le 4:16 di chissà quale luogo.. forse solo immaginario. Dina riposa tranquilla, l'oscurità è calata da tempo lì fuori ma l'orologio segna solo le 8:51.

Il tempo passa. Tic, tac. E poi anche nella vita monotona di Victoria cambia qualcosa. Una nuova determinazione. Ed allora anche Vicky si scuote dalla sua esistenza e si libera della sua pigrizia andando a fare qualcosa di impensabile prima: controllare cosa cavolo sia preso all'orologio. A seconda dei vari punti di vista si potrebbe dire che fu sia un madornale errore che una gran decisione.

Dipende da che prospettiva vediate il fatto che il risultato fu semplicemente, per Victoria, di trovarsi tra le mani il suo orologio che finalmente portava l'ora esatta. Sì, l'ora esatta.. avete letto bene. Il punto è.. che non era più nella sua stanza a Picadilly Circus, no. E non era nemmeno in un altro quartiere di Londra. Non la sua Londra. Quindi molto probabilmente quella non era neanche la sua Inghilterra.. e neanche poi, tutto sommato, la sua Terra. Quella piccola palla verde-blu che ruota intorno ad un sole giallo. No, decisamente non era il luogo giusto. Ma l'ora almeno sì.

"Le 5:00 del pomeriggio..." fu la prima cosa che pensò Vicky osservando il suo orologio riportare l'ora giusta per la prima volta da molto tempo "che ci sia una sala da té qui in giro?"

Questo delirio è dedicato al mio orologio swatch da muro ed a tutte le ore che sbagliava, sbaglia e sbaglierà... almeno finché non mi decido a cambiargli le pile.

mercoledì 1 agosto 2007

"La lavatrice nuova"

Le cose iniziarono andare a rotoli quando comprammo la nuova lavatrice ultrasilenziosa per sostituire la vecchia che ogni volta che faceva partire la centrifuga sembrava di essere a Cape Canaveral per il lancio di qualche shuttle. Fu, per chi ci crede, la fonte della sfortuna che iniziò a colpirci e del declino della nostra decennale amicizia. Amicizia che era sopravvissuta a tutto ma non alla lavatrice ultrasilenziosa.

Sopravvivemmo a Lucinda, la ragazza spagnola di Ronny, maniaca dell'ordine e della pulizia che arrivò vicinissima a superare il traguardo delle due settimane, la durata massima di tutte le relazioni di Ronald. Dopo Lucinda fu la volta di Lilith, anche se questo non era il suo vero nome, una vegana convinta che voleva convertirci tutti ma non la spuntò contro la sacra bistecca con patate fritte e se ne andò chiamandoci "Mostri!". Persino Lolita, la francesina bionda che era la donna perfetta con un corpo incredibilmente elastico che Ronny aveva atteso da tutta una vita.

Sopravvivemmo a Karl, l'uomo-rutto come lo sprannominammo, con cui Jessica ebbe una un breve ma intensa relazione. La spuntammo anche con Vinnie, con il quale si diede a numerosi e ripetuti coiti sul nostro tavolo da pranzo. Fu la scoperta di un laghetto di piccoli Vinnie in bella mostra sul tavolo a far prendere la decisione, a me ed a Ronny, che dopo tutto non era l'uomo giusto per Jessica, no se voleva continuare a vivere con noi. Il tavolo fu cambiato ed anche Vinnie con una certa Frances, una sfofisticata lesbica dei quartieri altri, conducendo Jessica nel fantastico, a detta sua, mondo della bisessualità.

Sopravvivemmo a Paul, il mio puliristimato professore di letteratura inglese nonché uomo sposato, padre di due figli e mio amante. Riuscimmo anche a superare anche la mia irritante abitudine di addormentarmi sul divano nel salotto/cucina/ingresso del nostro piccolo appartamento cullata dal suono della vecchia lavatrice. Il mio non uscire mai di sera se non strettamente necessario o per via di qualche noiosissimo appuntamento con Paul nel quale ci saremmo dovuti allontanare dalla città per mangiare in un ristorantino sul mare e finire in qualche squallido motel con me impegnata a fingere un favoloso orgasmo finché le cozze non avessero fatto il loro lavoro.

Ebbene noi sopravvivemmo a tutto questo ma non alla nuova lavatrice ultrasilenziosa. No, non ce la facemmo.

Fu la principale responsabile, insieme a Ronny che non aveva mai saputo programmarla, del passaggio da un sobrio color avorio ad un orrendo rosso smorto di un costosissimo completo intimo di Frances che a quell'affronto non riuscì a reggere oltre il nostro modo di vivere "rozzo e sudicio senza alcuna idea di cosa fosse avere gusto o essere civili", testuali parole. Spezzando così il cuore di Jessica e ponendo fine ad i suoi orgasmi multipli.
Fu la principale responsabile, insieme ad una bottiglia di Rum ed una di Pepsi, della rottura tra Ronny e la contorsionista Lolita in seguito ad una mia battuta, sotto l'effetto di una sbronza strepitosa visto che senza il suono della lavatrice non dormivo e quindi cosa di meglio di una sbronza per conciliare il sonno? Dicevo, quando dissi a Ronny, mentre i due erano in proncinto di dedicarsi ad una sana serata di sesso, dissi "No, Ron, no... stasera non mi va di farti un po.." Avete capito.
Fu la principale responsabile, insieme a Jessica, della mia rottura con Paul prima di Natale e quindi di ricevere il favoloso bracciale di brillanti che speravo mi regalasse per poter finalmente rompere con lui. Decise di incepparsi proprio l'unica volta che permisi a Paul di salire da me, si inceppò e noi sprecammo due ore per riuscire a fare qualcosa mentre nel frattempo l'irritazione era ormai salita alle stelle e finimmo con il litigare. Jessica, tra le altre cose, si fece anche scappare qualcosa come "Tornatene dal tuo mister-dissenteria-da-cozze a fingere un orgasmo!" proprio mentre lui aveva deciso di venire ad aiutarci e finì solo col dirmi "Sei una stronza, Nina!" per non citare il resto ben peggiore.

Fu così rotta la nostra amicizia. Dieci anni di difficoltà ben superiori affrontate e vinte che caddero di fronte all'ultimo modello di lavatrice ultrasilenziosa.

Non ci vedemmo più...

Fino a quando io e Ronny ricevemmo l'invito alle nozze di Jessica con una certa Kathy Lee in qualità di testimoni. A quanto pare fu grazie all nostra rottura ed ad un paio di biglietti per una maratona cinematografica che io e Ronny rifilammo uno a Kathy Lee ed l'altra a Jessica che le due si erano incontrate e piaciute.
Del resto, quando arrivò l'invito io e Ronny avevamo già riallacciato i nostri rapporti.
Dopo due anni dietro ad un altro uomo sposato che mi aveva mantenuta in una piccola e carina casa sopra la Libreria Finnegal's una sera finii, non ricordo più perché, ad una festa in una mega-villa piena di ragazzini dell'università o di trentenni in cerca di matricole. La mia decisione di fregarmi un barilotto di birra ed un bustone di patatine al formaggio per rintanarmi in una delle stenze predisposte alle coppiette mi fece scontrare sul pomello della porta, dopo un'ora di attesa che si liberasse, con la mano di Ronny anche lui con le sue scorte, birra e patatine alla panna acida. Passammo la prima parte della serata a bere, mangiare, parlare e ridere poi nella seconda parte, spinti un po' dall'alcool ed un po' da una mia certa frase detta durante una sbronza strepitosa, ci ritrovammo a scambiarci fluidi coporei per tutta la notte, la mattina successiva e nel pomeriggio a casa sua. Avevamo basato il nostro rapporto su tre cose fondamentali, in ordine: cibo, sesso e sonno. Ed è decisamente la migliore relazione della mia vita.

Ah, recuperammo poi la vecchia lavatrice mentre la nuova la regalammo all'odiosissimo padrone di casa che a quanto mi risulta, ultimamente, essere in rotta con la moglie per via di un perizoma da donna, rosso smorto, che lui dice non saper di chi possa mai essere.

Questo delirio è dedicato alla mia lavatrice, nuova ma non ultrasilenziosa, ed a tutti i vestiti che lavava, lava e laverà ancora a lungo.

venerdì 20 luglio 2007

"Una pinta di... acqua!"

Cammina per le strade buie di Dublino illuminate solo dai lamponi e dalla pallida luce della luna. Si inoltra per vicoli stretti ed oscuri per sbucare in una stradina di luci: Temple Bar. Ormai è un percorso che lui, Paddy, conosce bene. Stretto nel suo giaccone nero si ripara dal freddo autunnale diretto ad un luogo di confortevole calore. Il pub è un po' più in giù lungo la stradina. L'esterno è semplice ed un po' squallido ma lui sa che dentro c'è tutto quel che desidera, tutto quel che cerca.

Entra. Qualche volto rugoso si volta verso di lui alzando lo sguardo da una pinta di birra scura quasi finita o appena iniziata. Paddy si inoltra nel locale e subito si sente riscaldare dentro alla vista del bancone in legno scuro ed al sentire il vociare di sottofondo che riempie l'aria. Si avvicina al suo solito posto, il prediletto: uno sgabello in fondo al bancone. Si toglie la sciarpa e la poggia sulle ginocchia mentre sbottona il giaccone in attesa del barista. Un uomo grande, grosso e rosso.. inequivolcabilmente irlandese, si ferma davanti a Paddy osservendolo in attesa. Conosce già l'ordinazione del nostro eroe ma rimane comunque in attesa di sentirglielo ripetere.. nella speranza che questa volta non sia il "solito" o forse perché ancora non riesce a convincersi di cosa sia esattamente il "solito" che Paddy ordina sera dopo sera da oramai due anni.

Il giovane osserva il barista ed annuisce - Il solito. Acqua frizzante gallese. -

Un'espressione sbalordita ed angosciata si dipinge sul volto del barista che comunque prepara l'ordinazione e poi la porge davanti a Paddy. Un bicchiere di acqua frizzante gallese.

Questo delirio è invece dedicato all'irlando-veneto astemio, Paddy ed alla guinness che non ha bevuto, che non beve e che berrà un giorno... almeno si spera.

venerdì 13 luglio 2007

"Ho smesso di fumare"

Il sole rischiarava il cielo e sotto questa calda luce Erica, la nostra eroina, era pronta a recarsi nella capitale zaino in spalla. A raggiungerla c'è Emi, questa vostra umile cronista, ed oltre alla nostra eroina trova ad attenderla una grande notizia: Da circa due settimane Erica ha smesso di fumare. Ebbene sì, la nostra eroina ce l'ha fatta! Mostra in trionfo un pacco di sigarette che non tocca per tutta l'attesa ed il viaggio in treno.

Arrivano a Roma. Salutano il grande Ras e l'emaciato Ulrich (due visti vicini sono i perfetti opposti). Ed i quattro partono in auto alla volta di un buon ristorantino dove rifocillarsi. Ma cosa avviene durante il tragitto? Quale grande tragedia ha dunque luogo? Ras! Lui! Il romulano assicuratore, fumatore fiero. Erica gli racconta della sua grande impresa, della sua resistenza al tabacco avvolto nella carta con all'estremità un filtro giallo oro e lui cosa fa? Ne prende una! La prende, la passa sotto il naso e gli occhi(!!!) della nostra eroina e poi l'accende facendo in modo che lei possa aspirare il nauseabondo profumo che però tanto la stuzzica da...(ebbene sì) farla cadere in tentazione!! Inizia con il fare solo un tiro, poi, "Perché no?" si dice e segue il secondo tiro. Non ce la fa più e cede: "Solo una sigaretta, perché ho smesso di fumare".

A quell'ultima sigaretta.. ne seguirono tante altre.. e ancora, oggi, ce ne sono.

Che un giorno arrivi l'ultima, la vera, ultima sigaretta?

Lo saprete nella prossima puntata.

Questo delirio è ancora una volta dedicato ad Erica ed alle sigarette che ha fumato, fuma e non fumerà più.. almeno si spera.

venerdì 6 luglio 2007

"Vado a lavare i piatti"

Domenica, anche se qualche ora prima non ne era certa. Ora di pranzo, più o meno. Pasta fatta in casa dalla mamma, pesto fatto in casa dalla nonna, babbà fatto in pasticceria dal pasticcere. Si mangia, si parla, si ride, si scherza. Piatti sporchi, da lavare.

A chi tocca se non a lei? La mamma ha fatto la pasta, la nonna il pesto, i fratelli si sono impegnati a mangiare. Lei, logicamente, lava i piatti. Mi sembra giusto.

Lei, Erica, si arma di buona volontà ma decisamente non li si può lavare immediatamente subito dopo. Eh, no! E rovinare così la sensazione di un ottimo pranzo? No, di certo. Prima ci vuole il caffè, accompagnato dalla fedele sigaretta. Ma nel mentre.. che ne dici di dare un'occhiata al portatile? E' proprio lì, posato sulla poltrona a due passi. Accende, attende che il sistema operativo si avvii, poi attraverso il touchpadd dirige la freccettina sull'icona così carina di una volpe, una volpe accocolata intorno al mondo. La schermata di firefox si apre e non deve scrivere il link nella barra degli indirizzi, no, basta che clicchi sulla barra dei segnalibri la scritta "Genesis". Un nome molto suggestivo in fin dei conti, che ha la capacità di proiettarti un universo a parte. Un universo dove il presente è storia e non ci sono piatti da lavare.

Piatti da lavare che continuano a rimanere lì, nel lavandino. Attendono invano e dovranno aspettare a lungo. Mentre gli amici con cui lei parla attraverso il sottile schermo del computer non devono attendere molto. Saluta, manda emoticon che danno baci, riempie la multichat di contatti finché l'amica Maeve non crolla dalla stessa (in qualche modo msn si oppone ad una simile calca, conoscerà forse personalmente tali soggetti o semplicemente è una "chiavica"(Colombo TM) come al solito?). Lo scambio di battute segue con gli amici che si vedono ogni tanto comparire in chat avvisi da parte di lei:

Erica scrive:
Vado a lavare i piatti, ragazzi... a dopo kiss (emoticon che manda baci)

Erica scrive:
Ora vado davvero

Erica scrive:
Devo proprio andare... (emoticon che saluta con una manona)


E ci sono sigarette che vengono accese, fumate e spente. E ci sono caffè che vengono preparati, zuccherati e bevuti. E ci sono piatti che aspettano, aspettano ed aspettano.

Riuscirà la nostra eroina a lavare i piatti? Lo saprete alla prossima puntata.


Dedico questa scemenza ad Erica ed hai piatti che ha lavato, lava e laverà.